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MIRABILI SCORCI collezione 2025
Le opere di questa collezione sono un frammento di lavoro più ampio a cui da tempo dedico il mio pensiero, il mio fare, le mie emozioni e le mie inquietudini che comprendono artefatti in differenti materiali ceramici (gres, terraglia, maiolica) e carta cotonata. Lavorare con materiali eterogenei richiede studio, comprensione, ricerca e adattabilità. Ogni medium ha un proprio linguaggio e limiti tecnici, orienta il processo creativo e, se scelto con cura rafforza l’efficacia espressiva dell’opera. In questa collezione i materiali sono stati selezionati con attenzione e usati con libertà, senza vincoli produttivi, come naturale estensione dell’immaginazione creativa. Il loro impiego riflette un dialogo di messaggi profondi e narrazione visiva, le opere desiderano condurre alla riflessione e in seconda istanza a una presa di posizione. La ceramica come medium in questa collezione procede per due vie: una, quella della manipolazione della terra che con la sua modellazione mette in luce l’aspetto materico e le infinite possibilità di prendere la forma desiderata, l’altra, quella della decorazione con colori, ossidi o smalti ceramici applicati sopra la superficie.
La carta come medium di comunicazione, fragile e resistente, come ognuno di noi, che in questo percorso propone anche la sua tridimensionalità perché trafitta con differenti punteruoli da una parte all’altra, evidenziando così superfici tattili caratterizzanti e per segno e per forma. Le immagini sono architetture stilizzate, dimore, simboli ricorrenti nel mio fare in arte, che qui hanno assunto un nuovo significato.
La dimora, luogo universale da cui ripensare noi stessi e il mondo che abitiamo, diventa simbolo di sé, dell’essere e del suo contenere. Una casa archètipo in alcuni casi senza aperture, estremamente intima, in altri con porta e fiestre, quella soglia da varcare e quelle aperture a cui affacciarsi alla ricerca dell’altro, dell’incontro che è rivelazione. Un archètipo che affiora dalla zolla di terra, che si estende dallo spazio fisico, materico a quello mentale e spirituale, perché la dimora è labirinto dei nostri sentimenti, pensieri e azioni, capace di materializzare sogni, incubi e ossessioni che da storia personale diventa universale, perché si ramifica in milioni di storie che da individuali diventano collettive, che sa mostrare l’invisibile, che sa emozionare e che sa amare.


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Sandra Baruzzi “sguardi.2”
a cura di Anna Tabbia
In queste ultime opere della Baruzzi viene depositato uno sguardo composto da altri innumerevoli sguardi. L’occhio guarda ed è guardato, relazioni, emozioni di sguardi scambiati e immortalati in un luogo dove il confine e l’immaginario rappresentano la possibilità di “fare”, di scoprire e di osare.
Il suo sguardo scrutatore gioca a svelare affinità e incastri tra mondi, si nutre del contrasto per vedere meglio. S’avverte il rimando ad artisti “guardati” - Picasso, Miró, Gentilini, Tramonti - al disegno infantile, sempre fecondo d’immaginazione, dove la pesantezza si trasforma in leggerezza, dove una macchia con due puntini diventa volto, sguardo e relazione. Riprende simboli a lei cari: lune, scale, bestiario vario che ci introducono in una dimensione più intima e coinvolgente. Arte come luogo di costruzione delle identità perché sentita e filtrata da uno sguardo emotivo e partecipe; arte come ragnatela che impiglia, filo che annoda e collega mondi. Mondi coloratissimi di uomini, donne, animali, punti di vista eterogenei e differenti in uno sforzo costante di incontro e empatia con le cose e le storie che queste trattengono. Sguardi in connessione che ci portiamo dentro e che liberiamo fecondi. Uno scintillio di sguardi che la brillantezza della ceramica esalta e trattiene in tondi, l’attimo del vissuto immortalato per l’eterno nei quadri in tela, forme semplici, antiche che ci consegnano l’interiorità. Una ricerca attenta del materiale, di volta in volta scelto accuratamente e praticato con continuità, dove viene accolto e valorizzato l’imprevisto.
Una mostra di facce plurali, di sguardi che narrano il reale e l’immaginario, il ritrovamento e la perdita.
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